Le pitture
della cella absidale La Crocefissione, molto
frammentaria, è pur essa costruita su più campi separati.
Ciascun personaggio si staglia sopra uno spazio delimitato
da linee di contorno, forse per derivazione dalle croci
lignee, ove i dolenti, più piccoli, campeggiano sull'ampio
tabellone. Il Salvatore non è però più nel tipo del
"Christus triumphans", ma è già parzialmente calato nella
formula del cosiddetto "Christus patiens", con il corpo cioè
che fa arco sulla croce, per rappresentare il momento della
morte o dell'estrema agonia. E qui è bene
rammentare che, fin dal 1236, vi era in San Francesco
d'Assisi un insigne esempio di "patiens", la grande croce
dipinta da Giunta Pisano, poi andata perduta, ma che può
venir ricostruita sulla base dell'esemplare più piccolo
firmato dallo stesso artista, a mio avviso quasi coevo, oggi
conserva to nel piccolo museo di Santa
Maria degli Angeli.
ABSIDE PARETE DI FONDO
IN BASSO AL CENTRO
CROCEFISSIONE
Comunque solo tale dato iconografico, l'inarcarsi del torso
fortemente segnato nelle costole e nello sterno, ci parla,
per quel tanto che si può vedere tutt'oggi, di una cultura
figurativa neobizantina. Tutto il resto, dalla disposizione
dei piedi simmetrici e divaricati, inchiodati
separatamente sul suppedaneo, fino alla tipologia della
Vergine e del Battista, si inserisce nella vecchia
tradizione delle crocefissioni romaniche. Come
sostanzialmente vi aderisce anche un'altra Crocefissione,
esistente insieme ad una Flagellazione nella chiesa di Pieve
Pagliaccia oltre il Tevere, sulle colline che fiancheggiano
la strada per il Piccione e Gubbio, probabilmente
leggermente posteriore rispetto all'affresco di San
Bevignate. Malgrado vi sia una maggior presa di coscienza
del nuovo modello assisiate, nella più agile cadenza ritmica
del corpo, nella presentazione del piede destro visto di
profilo (proprio come nel Crocefisso di Santa Maria degli
Angeli), nelle tipiche forcelle alle radici dei nasi, la
sostanza formale rimane ancora romanica. Vedi la scansione
metrica delle figure laterali che si inseriscono negli
spazi armoniosamente modulati dalle braccia del Cristo e
della croce stessa sopra il fondo filettato; vedi la
costruzione frontale e ritmica, il gioco delle mani, la
simmetrica conversione dei due angeli alla sommità. Mentre
inflessioni tipicamente perugine si avvertono nella
soluzione grafica, nel segno continuo (di cui è agevole,
credo, riconoscere l'origine miniatoria), nella moderata
espressività, che finisce col dare alle figure un
atteggiamento distaccato, pacato, e neppure del tutto
privo di accenti più o meno scopertamente ironici. Resta, ad
ogni buon conto esclusa da tali rappresentazioni
l'incidenza del nuovo, più arrovellato, drammatico
linguaggio del cosiddetto Maestro di San Francesco, il
quale evidentemente non aveva ancora fatto la sua
apparizione in quest'area artistica.